Adolescenza: la vita è tua e ti appartiene

Specifico del momento dell’adolescenza è lo spazio del diventare adulti.

Con l’emergere della genitalità, la sessualità non è più solo una tendenza al piacere vagamente affettivo-emotivo, ma una propria e reale spinta al piacere genitale e all’accoppiamento.

Con il sopraggiungere dei cambiamenti del corpo (caratteri secondari, e statura), il rapporto dal basso all’alto del bambino si trasforma concretamente in un vis à vis ad eguale altezza visiva. Qualcosa di molto significativo si è fatto presente e rimanda ad un significato almeno implicitamente colto di essere grandi, di avere lo spazio di movimento dei grandi.

Non sono più il bambino bisognoso di cure e di attenzioni, non sono più nell’incapacità strutturale ad occuparmi di me in prima persona, non sono più nel bisogno che qualcuno mi prepari da mangiare, mi lavi o stabilisca il ritmo della mia giornata sulle basi di una realtà la cui gestione non dipendeva da me.

Ora, finalmente, sono attrezzato per decidere, per vivere, per essere. Ora i miei desideri, i miei progetti, le mie aspirazioni sono mie e dipende da me perseguirli e attuarli.

Un diventare adulti che viene reso possibile per la prima volta nella vita dal momento dell’adolescenza come spazio di elaborazione di un diventare adulti, fatto proprio e assunto come proprio. In altre parole, diventare adulti non può essere semplicemente lasciato al dato oggettivo dello sviluppo sessuale, corporeo o intellettivo.

È fondamentalmente un’acquisizione psichica, un definirsi soggettuale, un pronunciamento identitario.

E’ proprio in tal senso che consiste la drammaticità dell’adolescente: trovarsi davanti a sé stesso e doversi far carico, partendo da sé stesso, nello scegliere chi voler diventare.

Cominciando a comprendere che nessuno potrà sostituirsi a te, perché la vita è tua e ti appartiene in prima persona.

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