Stili di Coppia: come conciliare il bisogno di autonomia con il bisogno di appartenenza

Troppo spesso abbiamo paura a legarci profondamente, perché temiamo i nostri sentimenti di solitudine, perché viviamo nella paura della separazione. Se viviamo con questa paura, quando arriva il momento in cui dobbiamo essere particolarmente veri con noi stessi, non vogliamo esserlo per timore di essere lasciati soli. E questo è il potere che diamo agli altri.

Mi piace molto lavorare con le coppie e aiutarle a trovare nuovi modi di amarsi. Credo che due persone si mettano insieme per aiutarsi a crescere, anche se spesso non ne sono consapevoli.

Aiuto la coppia a costruirsi un “dentro” che la unisce e a mantenersi “viva” grazie all’intimità.

Credo che sia dal più profondo di noi stessi che nasca l’investimento amoroso sull’altro. Ed è proprio dall’investimento sull’altro, che possiamo capire, cogliere Chi noi siamo veramente.

Il nostro benessere si basa sulla capacità di trovare la propria identità all’interno di due paure esistenziali: la paura della vita e la paura della morte. I modi in cui sono vissute queste paure determinano: la fobia dell’autonomia – connessa alla paura della vita; e la fobia dell’appartenenza, connessa alla paura della morte.

Anche nel rapporto di coppia il disagio si esprime nella difficoltà di conciliare questi due bisogni: l’autonomia e l’appartenenza.

Vi sono innumerevoli modi di “costruire” una coppia. Ma sia pure con diverse sfumature, possiamo ridurle a due stili relazionali opposti.

Il primo stile rimanda alla “fobia dell’appartenenza” ed è intriso di sfiducia nel legame: dà vita a quelle che possiamo chiamare coppie “simmetriche”. In queste coppie, ogni partner vive come prioritario il bisogno di autorealizzazione, di essere fedele a se stesso, ai propri valori e desideri, per cui trova difficile stare con l’altro, condividere il proprio mondo, le proprie scelte.  In queste coppie prevale spesso l’ansia di perdere la propria individualità.

Il secondo stile di coppia, che deriva dalla” fobia dell’autonomia”, è contrassegnato da un clima relazionale in cui è prioritario il bisogno dell’altro. Possiamo chiamarle “coppie complementari”.

In queste coppie si respira un senso di condivisione e di completezza. Si ha l’impressione che la scelta del partner abbia prodotto un effetto “riparatorio” di precedenti ferite.

Questi due stili di coppia, così diversi, hanno in realtà un destino evolutivo comune. In altre parole, la coppia deve attraversare la crisi del cambiamento per poter evolvere da uno stadio iniziale a uno nuovo, più pieno: essere capace di rischiare modalità nuove, sperimentando disagi, pericoli e l’eccitazione di nuovi percorsi.

Spesso le coppie arrivano da me senza essere consapevoli di chi siano né per se stessi né per il partner e di cosa potrà essere e offrire il mio intervento.

La coppia in crisi è una coppia scissa tra l’esistenza dell’amore e la difficoltà di coniugarlo in modo diverso.

Per comprendere le effettive esigenze della loro situazione e proporre un progetto di intervento appropriato, incontro la coppia alcune volte. Questi incontri preliminari, mi servono a inquadrare il problema (analisi della domanda) e a impostare un intervento specifico.

In ogni caso la terapia di coppia è sempre finalizzata allo sviluppo della capacità riflessiva, o meglio al rendere possibile la messa in moto dell’autocoscienza dei due Soggetti. Di conseguenza, il percorso di terapia potrà variare nella frequenza delle sedute, in base alla disponibilità interiore della coppia.

In molti casi risulta particolarmente proficuo prevedere un appuntamento di follow-up a distanza di 6/12 mesi.  Non si tratta di sostituirsi alla coppia nello stabilire quale debba essere il suo processo, ma di verificare, nei tempi appropriati, quale direzione o soluzione quella coppia abbia adottato per uscire dalla crisi.

Troppo spesso le “sintesi solutorie” vengono abbracciate come soluzioni definitive, con la conseguenza di andare presto incontro a nuove crisi.

L’obiettivo del follow-up è verificare se la coppia stia continuando, nel suo processo evolutivo che costituisce, il senso del proprio essere coppia.

Nel perseguire questo obiettivo, è necessario considerare il grado di “autoregolazione individuale” di ciascun Soggetto che deve trovare il senso della propria esistenza e assumersene la piena responsabilità, senza accollare all’altro le proprie frustrazioni e manchevolezze.

Insieme alla coppia esploro quale era stato il livello di intesa, adottato quando ciascuno dei due aveva trovato risposta, complementarità e soddisfazione.

Esploro così il tipo particolare di legame che la coppia ha. Di che legame si tratta?

I soggetti soffrono nell’essere insieme o solo quando sono insieme?

Si legano in rapporti tali che spesso la patologia di uno è necessaria alla patologia dell’altra?

Perché si formi un legame è necessario che si stipulino delle alleanze inconsce tra le persone implicate in quel legame.

L’autocoscienza (la consapevolezza dei propri pensieri, emozioni, desideri, della propria vita interiore, di come funziona la propria mente) è spesso frutto di un impegnativo lavoro su sé stessi nel quale il ruolo del terapeuta è fondamentale, proprio per sollecitarne l’evoluzione.

Il legame d’amore è molto spesso l’incontro tra due solitudini. E perché l’amore possa durare nel tempo, occorre che i due Soggetti conservino un po’ di distanza, di spazio, per poi riaprirsi in presenza dell’altro e con l’altro.

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